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giovedì, luglio 13, 2006 Nel mio scadente scrivere ho sempre adoperato buffi Alter e ritratti e deliri e sogni.
Ma non ho mai avuto il mio intimo permesso alla vaudeville, allo scherno, alla derisione simntomatologica dello spirito, e del corpo. Solo vaghe riflessioni, acidi commenti o romantiche illusioni, mai una vigorosa sferzata di novità, un salto nel buio. Eppure, di buone occasioni, di pontili sospesi su buii abissi, ne ho superati, in corsa, spaventato dalla mia stessa inettitudine, appiccicata ai miei tacchi con lo sputo, una deforme ombra che non faceva -e fa, non crediate- altro che alimentare i miei insuccessi come carbone, come legna in una turpe fornace. -Mi sono ancora una volta perso nei voluttosi letti di fumo, dolce vita mia, e non ho fatto altro che arretire nuove messaline, mentre albeggiava dall'alto del capo- Ma si prosegue, cari lettori, non c'è una vera e propria linea di confine tra il mondo al di qua e il mondo al di là -Di cosa? dello specchio, del mondo, dell'anima e della morte. E' un bislacco rincorrersi tra i labirinti, questa esistenziale ricerca del futuro: e vi assicuro che troppo spesso lo stesso pensiero di un futuro mi ha affaticato e nauseato. Perchè quale futuro vi aspettate, anime brave? Viaggi di lavoro - colloqui - studio - l'amico simpatico - l'amico antipatico - Modena-Bologna in treno 2 volte al dì. La birreria - incidenti in auto - risse - questo corso vale più di altri - concorsi - esami. La famiglia - due figli - 80mq a 900 euro senza spese - Mutui - prestiti. Denaro - vacanze - censure mentali - guerre inutili - sicuri affuturati. Interrogatevi, dunque. E' questo realmente un premio? un traguardo? L'alba che mi sta osservando tentenna. Il tempo che avete per la risposta siete voi. Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 05:01 | commenti
martedì, aprile 18, 2006 -Questa notte, il cielo urla incompreso.
Questa notte, non vedrà il domani- Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 04:03 | commenti (2)
venerdì, marzo 10, 2006 "Dovresti impiccarti." Scendendo le scale riflettè veramente su quelle parole, invece di lasciarsele scorrere lentamente addosso, quasi fossero piccoli fiocchi di neve inquinati dalla cupa e grigia cappa di smog e stress della piccola città.
Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 05:23 | commenti (2)
In ufficio lo chiamavano "Rick senza emozioni".
Realmente, nessuno lo conosceva abbastanza da affibbiargli a ragion veduta tale soprannome, ma si sà che alla gente piace giudicare su preso partito, e di questo non v'è da discutere. "Rick senza emozioni", dicevo, era divenuto tale a causa della sua snervante e pacata calma, della perfetta condotta lavorativa, dei silenziosi pranzi, rigorosamente soli: alle otto del mattino giungeva in azienda, parcheggiava rispettoso l'utilitaria, timbrava lentamente e si spostava nel suo cubicolo, poi, dopo la misera pausa pranzo, senza incrociare lo sguardo con nessun'altro dipendente, tornava al lavoro portando sempre quell'espressione candida, tenue e felice. Coloro i quali lavorassero saltuariamente con lui, riportavano agli incuriositi colleghi un quadro pressapoco insipido di Rick, sottolineando come fosse tanto semplice e rassicurante la collaborazione quanto terribilmente ostico strappare briciole della sua vita privata. Alcuni, dopo qualche anno, smisero del tutto di interessarsi del caso: del resto, come poteva cambiare la loro vita incrociando una siffatta persona? Altri, d'altro canto, erano certi che nascondesse qualcosa sotto tanta calma: turbe mentali, traumi infantili, perverse fissazioni o, perchè no, un passato da assassino seriale. Sopratutto Rosalba, impiegata con la mania della seduzione, era certa che tale calma nascondesse qualcosa di innominabile, e così iniziò. Iniziò dapprima a tormentarlo con innocui e banali pretesti, in modo tale da far crescere in lui una morbosa attenzione a ciò che ella faceva, e, sotto un certo punto di vista, quel gioco le arrise: un giorno, appunto, riuscì persino a fare in modo che "Rick senza emozioni" osservasse con cautela, pur mantenendo la solita facciata, se la collega si trovava nei dintorni per evitare che le piombasse addosso come un falco in caccia. Ringalluzzita da tale successo, continuò nel suo assurdo intento. Il passo successivo fu quello di avvicinarsi tanto a lui nel lavoro da poter tranquillamente rimanere soli, in ufficio, fino a tardi, in modo tale da poter cercare un qualsivoglia contatto fisico con il malcapitato: in fin dei conti, come lei stessa aveva pensato, Rick non era per nulla un brutto ragazzo e, anzi, tutta quella riservatezza iniziava persino ad attirarla. Riuscì anche in questo. Rimasero, non poco tempo dopo, fino a notte inoltrata in ufficio a compilare robusti registri brossurati, un lavoro snervante e noioso. Rosalba, con macelata esperienza, riuscì poco prima della fine del lavoro a strappare a Rick un sospiro quando sfiorò con le sue dita la mano di lui. Oramai certa, con la scusa della stanchezza e del molto lavoro, lo convinse di posticipare alla sera successiva il lavoro e, per non dare nell'occhio in azienda, di ritrovarsi nel di lui appartamento. Estrasse dall'armadio uno degli abiti più provocanti a sua disposizione, certa di poter concludere quella stessa notte. Arrivò l'ora. Giunse puntuale alla porta dell'appartamento, e lui le aprì, calmo e felice, come sempre. A Rosalba parve di essere in un sogno. L'appartamento era scarno, chiaro, con pochissimo mobili. Nella parete del soggiorno era fissata con quattro chiodi un'immensa immagine della Luna, grande abbastanza da coprire la quasi totalità dello spazio. Rimase scossa nel vedere che Rick dormiva sopra un piccolo letto posizionato al centro di una stanza, ordinato e pulito, mentre il soffitto era cosparso di piccole fototessere, sempre della stessa ragazza, nella stessa felice espressione, assieme a Rick. Prima di "ricordarsi di avere un'impegno", Rosalba gli chiese una spiegazione. Rick le rispose pacato: "Lei si chiamava Selena. E' per questo che ho appeso quella Luna in salotto, per ricordarmi sempre il suo nome. Vedi, molti anni fa fu la prima a concedermi il suo amore, e io ne rimasi completamente rapito. Poco tempo dopo, purtroppo, mi uccise." "Ti uccise?" "Sì, mi piantò un coltello nel petto, cercando di strapparmi il cuore. Per non spaventarmi non mi aveva mai parlato della sua lieve schizofrenia, in cui dimenticava tutto ciò che le era successo dalla precedente crisi. Una notte si svegliò con me al suo fianco e credendomi un malintenzionato sgattaiolò fino alla cucina, prese l'arma e mi pugnalò diciotto volte." Rosalba fece un passo indietro. "Non mi credi? Guarda", asserì sorridente. Si sbottonò la camicia, e all'altezza del cuore non rimaneva altro che un buco. "Da allora non l'ho più vista, e spero che la sua crisi passi presto. Come lei, ho deciso di dimenticare il momento della mia morte, in modo da poterla aspettare. Sempre." Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 05:22 | commenti (1)
martedì, gennaio 24, 2006 Le notti Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 04:12 | commenti (2)
giovedì, gennaio 05, 2006 Che la tua vita sia felice.
Non desidero altro. E sarà sempre un mio obiettivo... Ti amo... Mescalina Visione di French delle ore 02:00 | commenti (2)
venerdì, dicembre 30, 2005 -Il tempo, lo spazio e le leggi naturali mi appaiono portatori di una insopportabile schiavitù, e non riesco a immaginare una parsonale soddisfazione emotiva che non comprenda la loro sconfitta. H.P. Lovecraft Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 14:19 | commenti
mercoledì, novembre 23, 2005 Tra le mie malattie endemiche è tornata l'insonnia. Da piccolo sognavo di fare il poeta. Ed ora? Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 04:18 | commenti (3)
martedì, ottobre 11, 2005 < mi sento caduco, bello caduco > Nei momenti di debolezza mi chiedo perchè proprio questo mi colga inerme e nudo, dopo ciò che mi ha temprato, tutto ciò che continuo a sopportare. E questa consapevolezza mi corrode e mi spiazza, lasciandomi solo questo senso d'inutilità, Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 02:00 | commenti
martedì, agosto 23, 2005 Sento tanti piccoli denti sbattere tra loro, facendo leva su vetusti ingranaggi, muovendo complessi macchinari di memorie.
L’ho già detto, lo hanno già detto. Più si invecchia più affiorano ricordi. E’ notevole quanto siano frammentari e distorti. Ondeggiano e sobbalzano in balia di facili umori. Quanto siano dolorosi, chiodi infissi al torace, o lieti, punzecchiano appena, o accarezzano come piume angeliche.
Invecchiando mi sono distorto in infinite sfaccettature, involgendomi in buchi senza ritorno, orgoglio buttato ai sassi. Ideale, volontà tradita, apatia e ignavia come compagne, grigio d’esistere. Insignificanti turbinii d’orologio. Spleen, forte impatto, sorriso storto, pugni chiusi, odio e rabbia come compagni. La milza che pulsa e il sangue che sgorga, tamburellare pallido e assorto del cuore alle tempie. Impatto e magnitudo, evoluzione e devoluzione, staticità. Le vite che passano sulla strada, mi chiedo, mi importano davvero? O sono solo frammentarie imposizioni di un bambino che si divertiva a leggere libri d’altri tempi?
Linee, linee d’ombra.
Bruma triste.
Pioggia accennata.
Mancanze.
Mescalina Visione di Tenebrae delle ore 02:37 | commenti (3)
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